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       Conoscenza VS ignoranza

Il fenomeno dei cani pericolosi è oggi più che mai all’ordine del giorno. Solo in Italia, negli ultimi anni, si sono succedute diverse proposte di legge (1996, 1998, 1999, 2000) portate avanti da Verdi, Lav, Lipu e Legambiente. Nel resto del mondo, poi, sono già in vigore pesanti restrizioni, ad esempio in Inghilterra, Francia, Olanda, Polonia, Danimarca e alcuni stati degli Stati Uniti. Un problema comune a tutte queste normative è però quello di identificare cosa si intende con cane pericoloso. Una illuminata risposta viene in questo senso dallo stato di New York, dove dal 1997 vige una legge in tema. “Cane pericoloso” si legge nel testo, “vuol dire ogni cane che attacca persone, animali domestici o cani e gatti e ne causa la morte o ferite gravi quando non sono stati provocati, o rappresenta un serio pericolo per la salute di persone, animali domestici, cani o gatti”. Pericoloso, si legge ancora, è quel cane che viene tenuto o allenato per effettuare combattimenti tra cani.” L’effetto di questo tipo di leggi è quello di incriminare una o più razze tout court, senza cioè distinguere tra soggetto e soggetto. Avvallati anche dal giudizio di esperti come l’etologo Danilo Mainardi, noi riteniamo che questa non sia la via giusta. Anzi, contribuisce a creare solo un movimento di opinione ostile nei confronti di razze come il Pit Bull, senza risolvere il problema alla radice. Riteniamo pertanto che l’American Pit Bull Terrier non possa genericamente essere definito “pericoloso”. Certamente qualche soggetto è stato cresciuto male, ed è innegabile che qualche frangia di proprietari scriteriati li impieghi regolarmente per effettuare combattimenti tra cani. L’esperienza diretta ci suggerisce però che non è vero che tutti i Pit Bull sono da considerarsi pericolosi. Se cresciuto in un ambiente sano e guidato da una mano esperta, questo cane può regalare moltissime soddisfazioni al pari, se non di più, di altre razze più blasonate. Riteniamo infine che una corretta legislazione che tenga conto dei più elementari dettami dell’etologia possa contribuire a risolvere il problema, senza con questo attivare inutili forme di moderne “caccia alle streghe”. Sempre in questo senso il Working Pit Bull Club Italia, grazie al fatto di proporre il Pit Bull come cane da lavoro, intende rovesciare un certo tipo di immagine negativa che da troppo tempo e troppo superficialmente è stata gettata addosso a questo cane antico e dalle qualità insospettabili per chi voglia conoscerlo a fondo, senza paure o pregiudizi dettati dall’ignoranza in materia.

         La nascita della razza

 

Le origini dell’American Pit Bull Terrier sono antiche e trovano le loro radici in quel gruppo di molossoidi impiegati dai guardiacaccia nell’Inghilterra del Medioevo. Questi erano il Bandog (detto anche Tydog) e l’Alaunt: cani tanto forti e possenti da riuscire ad atterrare e bloccare il malcapitato fintantoché non sopraggiungeva il padrone. Prima ancora dobbiamo però citare quel variegato ceppo di cani da combattimento, dai Canes pugnaces romani ai Pugnax britanniae dell’isola britannica, che da secoli avevano dato vita ai combattimenti nelle arene: non solo tra cani ma anche con animali di ogni specie e mole.

D’altra parte fino ad almeno il XVII-XVIII secolo non si riesce a distinguere una razza dall’altra.Colpa, oltre che di una totale assenza di spirito classificatorio degli uomini dell’epoca, anche di quella ridda di nomi diversi utilizzati per indicare uno stesso modello di cane: un molosso agile e forte, adatto perlopiù a lottare. Così per tutto il XVI secolo i cani da combattimento erano genericamente chiamati Mastiff, mentre nel secolo successivo viene preferito il nome Bulldog per indicare con maggiore precisione quel cane impiegato per la lotta con il toro.

A complicare le cose sta il fatto che ogni regione della Gran Bretagna, culla di questo primo ceppo di cani, si adoperava da secoli per selezionare i soggetti piùù adatti alle specifiche esigenze del momento, incuranti di ogni forma di criterio che non fosse puramente utilitaristico. Diventano allora frequenti gli incroci tra Bandog e Bulldog e poi ancora tra Bulldog e vari terrier tra cui il Black and Tan Terrier. Proprio su quest’ultimo incrocio occorre però porre l’attenzione, perché rappresenta il nucleo dal quale trae origine il futuro Pit Bull. Siamo in pieno ’800. Da poco i combattimenti tra cani, tori ed orsi sono stati messi al bando in Gran Bretagna (nel 1829) e il Bulldog rischiava così di ritrovarsi disoccupato. Per questo spettacolo ancora fiorente occorreva tuttavia un cane agile e veloce. La famiglia dei terrier rappresentava in questo senso un comodo bacino da cui attingere. Nasce così il Bull Terrier, un cane che a fine secolo si presentava sufficientemente robusto e agile, nonostante i suoi diversi colori e le varie pezzature tradissero le sue origini non certo pure. Ci si trova così a fine XIX secolo con due diversi tipi di cane nati entrambi dal Bull Terrier: il primo, adatto alle esposizioni di bellezza, venne chiamato White English Bull Terrier; il secondo, la cui strada principale restava quella delle arene, venne invece chiamato Pit Bull Terrier

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        Lo standard A.D.B.A.

 

Guardate per prima cosa l'aspetto globale del cane. Idealmente deve essere "Quadrato" quando lo osservate dal lato. Questo quadrato e' composto in larghezza dal punto in cui partono le spalle all'anca e in altezza dalla parte alta delle spalle al terreno. Un cane di questo tipo si reggerà in alto e avrà la massima potenza di leva per il suo peso. Ciò significa che quando si reggerà normalmente con il garretto dietro al fianco, la base del cane (dove si trovano le sue zampe) sarà leggermente più lunga della sua altezza. L'utilizzo del fianco e delle spalle come guide terrà lontano l'osservatore dall'essere ingannato dal modo in cui si regge il cane. 

Il collo deve essere fortemente muscoloso giusto alla base del cranio.

Secondariamente osservate la parte posteriore finale. Questa è la parte che fa da guida a qualsiasi animale a quattro zampe. Un bulldog fa l' 80% del suo lavoro con fianchi e arti posteriori.

Un fianco lungo ed inclinato e' molto importante. A seconda della sua lunghezza, fa da leva al femore ed alla coscia. Un fianco lungo e flessibile darà al cane una potenza di spinta notevole. Da qui il termine di cui spesso si parla: "low set" (con la coda attaccata bassa). 

Il fianco deve essere spazioso in modo da permettere che ci sia un ampia zona per l'attaccatura dei glutei e dei muscoli del bicipite femorale, i più grandi conduttori in una forte coda. Il femore o osso della coscia deve essere più corto della tibia.
Ciò significa che l'attaccatura del ginocchio sarà nel primo terzo della parte superiore delle zampe posteriori. Non è cosa rara vedere cani con questa giuntura bassa.

 Queste parti solitamente sono muscolose in modo impressionante a causa del bicipite femorale più grosso ma sono sorprendentemente deboli e lente nelle zampe posteriori a causa della potenza di leva che viene persa dalla coscia lunga. Un femore corto e una tibia lunga solitamente sono segno di una buona giuntura, che porta ad un buon garretto inclinato. Quando un cane si trova ad essere guidato dalla sua parte posteriore, deve fidarsi dell'istinto naturale apportatogli dalla combinazione di un buon garretto e giuntura per controllare i suoi movimenti. I cani con la frequente "doppia giuntura" del garretto presente in molti della linea Dibo combatteranno bene fino a che la potenza dei loro muscoli li sosterrà, ma se spinti, si ritireranno sul di dietro molto più velocemente e perderanno presto la loro abilità nel combattere. 

In terzo luogo, osservate la parte frontale. Deve avere una cassa toracica profonda, ben sporgente nella parte superiore ma affusolata nella parte bassa. Profonda ed ellittica, la si preferisce quasi stretta. La cassa toracica contiene i polmoni che non sono serbatoi ma pompe aiutate dalle costole che fungono da soffietto. La loro efficienza è correlata alla differenza di volume tra la contrazione e l'espansione. Un cane con un torace a barile, oltre a trasportare più peso rispetto alla sua altezza, ha una pompa per l'aria con un movimento corto. Deve quindi fare più respiri per prendere lo stesso volume di aria. La profondità della cassa toracica da quindi più spazio a polmoni più ampi.

Le spalle devono essere un poco più larghe della cassa toracica all'altezza delle costole. Una spalla troppo corta non sopporta una adeguata muscolatura ma una spalla troppo larga aggiunge al cane peso superfluo e una maggiore lentezza. La scapola deve avere una inclinazione di 45° dal terreno e deve essere piatta e ampia. L'omero deve essere ad una uguale altezza e nella direzione opposta e abbastanza lungo cosi che il gomito si trovi ben serrato con la cassa toracica. Il gomito deve stare piatto ed aderente; non all'esterno come è nei tipici "Bulldog Inglesi". Questo tipo di spalle può essere facilmente slogato o rotto. 

Gli arti anteriori devono essere solo sottilmente più lunghi dell'omero e pesanti e solidi due volte lo spessore delle ossa del metatarso al garretto. Questi assieme alle spalle devono essere in grado di sopportare duri colpi e la loro pesantezza può rivelarsi un pregio.

 La relazione tra gli arti anteriori e gli arti posteriori deve essere, a prima vista, pesante frontalmente e delicato nel posteriore. Ciò avviene poiché in un cane atletico, le ossa del metatarso, il garretto e la parte bassa della tibia saranno leggere, delicate ed elastiche. Gli arti anteriori devono sembrare pesanti e forti. Un esperto di bulldog noterà subito un fianco ampio e lombi e cosce che rendono il posteriore più potente e muscoloso. 

La testa varia molto nei pit bull dei giorni nostri. Più di ogni altra parte del corpo, probabilmente per il fatto che la sua conformazione non ha molto a che fare con la funzionalità. Comunque ci sono attributi che sembrano essere vantaggiosi come la dimensione globale. 

In un cane ben proporzionato la testa apparirà come i due terzi della larghezza delle spalle e il 25% più ampia alle guance rispetto al collo alla base del cranio. Dall'inizio alla fine della testa ci deve essere la stessa distanza che c'è dalla fine della stessa alla punta del naso. Il dorso del naso deve essere ben sviluppato in modo da rendere l'area direttamente sotto gli occhi più larga rispetto alla testa alla base delle orecchie. La profondità dalla cima della testa all'estremità della mandibola è importante.

La mandibola si chiude grazie al muscolo della cavità temporale che esercita pressione nel processo coronario (processo angolare alla mandibola inferiore). 

Più la testa è profonda (cioè tra l'arcata zigomatica e il processo angolare all'estremità della mandibola) più il cane avrà il vantaggio di potenza di leva nel chiudere la mandibola e nel tenerla chiusa. Un muso diritto e una mandibola ben sviluppata non avrà molto a che fare con la potenza di morso ma resisterà ad una maggiore pressione.


denti si devono incontrare nella parte frontale, ma cosa più importante, i canini devono scivolare insieme ermeticamente, quelli superiori devono stare dietro a quelli inferiori quando la bocca è chiusa. I canini devono essere larghi alla linea delle gengive e affusolati in punta. Armoniosi e sani senza che ne manchi nessuno.

 L'occhio deve essere ellittico quando visto frontalmente, triangolare quando visto lateralmente, piccolo e profondo. 

Generalmente la testa come descritta sopra sarà a forma di cuneo quando vista dall'alto o dal lato, rotonda quando vista frontalmente. 

La pelle deve essere spessa e slegata, ma senza pieghe. Dovrà dare l'impressione di avvolgere strettamente il cane tranne che intorno al collo e alla vita. Qui la pelle deve essere abbastanza sciolta da mostrare pieghe verticali, anche in un animale ben allenato. 

La posizione della coda è molto importante. Deve essere attaccata bassa. La lunghezza deve arrivare appena sopra la punta del garretto, spessa alla base e affusolata all'estremità, deve essere a penzoloni quando il cane è rilassato, con una classica forma di manico di pompa. 

piedi devono essere piccoli e posizionati alti sulle zampe. L'andatura del cane deve essere leggera e agile.

Molti degli elementi sopraccitati si riferiscono ai lineamenti scheletrici del cane. Quando guardiamo i muscoli, dal punto di vista dell'allevatore, è molto più importante soffermarsi sui lineamenti genetici della muscolatura piuttosto che a quelli dovuti al condizionamento. Un cane geneticamente forte può essere un atleta anche nelle mani di un addestratore poco capace, ma un cane geneticamente debole necessita di un buon istruttore. Il condizionamento non farà molto per lui. 

Pensate alle ossa come leve con le giunture come fulcro e i muscoli vengono usati come fonte di potenza. La potenza applicata alla leva è più efficiente se applicata più distante dal fulcro. 

muscoli devono essere lunghi, con legamenti profondi che scendono sulle ossa dopo la giuntura. I cani con muscoli corti hanno un aspetto che colpisce ma non sono atletici. Il valore della potenza muscolare si trova nella sua abilità a contrarsi. Maggiore è la differenza tra il suo stato rilassato e quello contratto maggiore è la potenza. 

Il manto del cane può essere di qualsiasi colore o di qualsiasi combinazione di colore. La lucentezza del manto solitamente riflette lo stato di salute del cane ed è importante per un cane atletico come l'American Pit Bull Terrier. 
 
Tra tutti, l'American Pit Bull Terrier è un atleta in tutti i sensi. Al suo corpo viene richiesta velocità, potenza, agilità e abilità. Deve essere bilanciato in tutte le parti. Una di queste in eccesso lo priverebbe di un'altra. Egli non è un modello creato dall'uomo per un motivo estetico. Nella sua forma vincente è un perfetto atleta.

            A.D.B.A. & U.K.C.

 

Mentre in Gran Bretagna lo “sport” dei cani da combattimento dopo la metà dell’800 aveva subito in fortissimo declino, non altrettanto succedeva in America. Qui – pur con nomi differenti tra cui Bull and Terrier, Half and Half, Pit Dog e Yankee Terrier – il Pit Bull aveva trovato terreno fertile soprattutto tra pugili, osti e membri della confraternita sportiva. Uno dei primi a sfruttare questa tendenza fu C. Z. Bennet, che nel 1898 costituì un registro per i Bulldog col nome di United Kennel Club (Ukc). Fu proprio l’Ukc a riconoscere per prima il Pit Bull col nome American Pit Bull Terrier (l’uso dell’aggettivo american era abituale ed indiscriminato da parte di Bennet). Non solo. L’Ukc accolse subito con favore anche quell’indotto di arene e combattimenti che questo cane si portava dietro. Attraverso il suo Bloodlines Journal, ad esempio, l’Ukc pubblicizzava le date ed i risultati degli incontri, riprendendo la tradizione iniziata dalla Police Gazette (1846-1932). Le cose continuarono bene fino alla morte di Bennet (1936).

Con l’ampliarsi del registro anche ad altre razze “da lavoro”, il mondo dei combattimenti divenne sempre più scomodo. Dal Bloodlines Journal scomparvero allora le notizie e le pubblicità sull’attività delle arene. Nasce in questo modo l’esigenza di un registro che accogliesse solo gli American Pit Bull Terrier e difendesse quel patrimonio anche culturale dato dal mondo dei combattimenti. Nasce così nel 1909 l’American Dog Breeders Association (Adba).

Nel frattempo, sulla spinta di molti allevatori che volevano sfuggire alla facile associazione Pit Bull = cane da combattimento, l’American Kennel Club decise nel 1936 di riconoscere l’Apbt col nome di Staffordshire Terrier. Da allora iniziarono due linee di allevamento diverse: una volta a creare un cane da show (il futuro American Staffordshire Terrier) e promossa dall’Akc; l’altra, dedita invece a mantenere integro il vecchio fighting dog (American Pit Bull Terrier) promossa invece dall’Adba. Dopo una serie di aperture e chiusure dei propri registri nei confronti dei cani Pit Bull (le ultime iscrizioni risalgono al 1972), l’Akc decise infine di chiudere totalmente le porte. Nel 1974 venne aggiunto l’aggettivo american al proprio cane da show, che divenne a questo punto l’attuale American Staffordshire Terrier (il cambiamento si rese necessario per distinguerlo dall’inglese Staffordshire Bull Terrier). Nel 1985 per l’American Staffordshire Terrier giunse infine il riconoscimento Fci.

 

                 Miti

Miti e Credenze

L’American Pit Bull Terrier è diventato a partire dagli ultimi anni ’90 il prototipo del “cane pericoloso”. Si è così creata una vasta fascia di opinione pubblica che, supportata da notizie superficiali pubblicate dalla stampa specializzata e non, crede ancora in miti e credenze che non hanno alcun fondamento.

Eccone qualche esempio:

Le sue mascelle si bloccano durante la presa. Non esistono cani che possano presentare questo problema. La credenza nasce probabilmente dal fatto che per secoli ai progenitori del Pit Bull è stato insegnato a bloccare il bestiame con la bocca. Da qui nasce solo un’innato “piacere” a mordere ed una elevata efficacia del morso. Null’altro.

Il Pit Bull attacca tutti gli altri animali senza distinzione. Come ogni altra razza tendenzialmente dominante, anche il Pit Bull può manifestare aggressività verso i conspecifici. Questo capita se ad esempio due soggetti maschi vengono messi nello stesso box, oppure c’è una tendenza già in età precoce. Per il resto questo tipo di aggressività non va confusa con una naturale gameness, ovvero l’aggressività che viene fuori quando il cane viene messo nell’arena. Se ben socializzato fin da cucciolo, poi, il Pit Bull può comportarsi verso gli altri animali come qualsiasi altro cane.

Il Pit Bull attacca senza avvertimenti. In genere il Pit Bull avverte con alcuni segnali che sta per attaccare, ma la capacità e il desiderio di mostrare prolungati segnali sono stati eliminati in alcuni elementi della razza. Gli avvertimenti rappresentano uno spreco di tempo per cani che si guadagnano da vivere combattendo. Per questo motivo sono stati usati per molti accoppiamenti esemplari che minimizzavano il comportamento minatorio.

Il Pit Bull ha una potenza di morso di 2000 libbre per pollice quadrato (900 Kg x 6 cm² circa). Non esiste alcuna prova scientifica di questo. Gli esperti sottolineano come nessuna razza morda più forte dell’altra. Tuttavia razze come i Rottweiler o gli Akita Inu tendono ad avere una potenza maggiore rispetto a un Pastore Tesco o un Dobermann. Il Pit Bull è sicuramente la razza più tenace ma non per questo ha il morso più potente.

Il Pit Bull uccide troppe persone in proporzione alla sua diffusione. Nelle classifiche delle razze più mordaci (non solo in Italia) il Pit Bull non risulta ai primi posti.Succede invece che se un Apbt morde, fa notizia; se a mordere è un Pastore Tedesco, la cosa è meno rilevante.

 

                  Realtà

La Realta’

Di fronte alla mala-informazione che in questi ultimi anni l’American Pit Bull Terrier ha dovuto subire, è necessario chiarire alcuni punti. Non è un cane per tutti. Pur prescindendo da un comprensibile campanilismo che ci porterebbe a dire che il PitBull è il miglior cane in assoluto, è giusto ricordare che siamo di fronte ad un cane non adatto a tutti. L’Apbt è e resta un molossoide tendenzialmente aggressivo soprattutto nei confronti degli altri cani (aggressività intraspecifica). Ciò, però, non vuol dire che lo debba necessariamente essere nei confronti dell’uomo. Anzi. Proprio la storia dei combattimenti che lo ha visto protagonista ha fatto sì che maturasse in questa razza una particolare fedeltà al capobranco umano (il padrone), il che vuol dire anche affetto smisurato tipico dei molossoidi. È comunque importante ribadire che per avere un cane simile occorre essere padroni dal polso fermo, capaci cioè di gestire con sensibilità ed intelligenza (non quindi con le botte) ogni situazione. Fondamentale sarà poi imporre e far rispettare fin da subito una chiara gerarchia di potere all’interno del branco-famiglia che lo accoglie.

Non è un cane-killer.

Nonostante la mala-informazione di molti mass media, non vale necessariamente l’equazione cane dominante = cane assassino. Il Pit Bull non ama di per sé aggredire né uomini, né donne e tantomeno bambini. Se questo è accaduto le spiegazioni possono essere diverse: è stato cresciuto in modo non appropriato; ha ecceduto in un istinto di protezione del territorio o del padrone; non sono stati rispettati i suoi segnali minatori; è affetto da aggressività idiopatica. In ogni caso l’equilibrio mentale del Pit Bull può essere garantito da due importanti fattori: i diretti progenitori e l’intelligenza di chi lo alleva o semplicemente cresce in casa.

È un cane adatto a lavorare.

Il mirabile equilibrio tra agilità, leggerezza e potenza, fanno del Pit Bull un ottimo cane da lavoro. Non solo negli esercizi di modello SchH o Ipo. Negli Stati Uniti, ad esempio, pur tra mille difficoltà è impiegato anche come cane da Pet Therapy. Anche in questo caso, però, risulta fondamentale l’equilibrio mentale del soggetto, e tutto ciò che questo coinvolge.

È parente stretto dell’American Staffordshire Terrier.

La storia ci mostra come queste due razze siano in sostanza la stessa cosa. La divisione è avvenuta solo nel 1936 ed ha dato origine ad un cane da show (l’Amstaff) mentre l’Apbt è rimasto legato al mondo dei combattimenti.